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La storia di un Artista Nella sua “baracca”, com’egli definisce il suo laboratorio di magie, dimentico del tempo, l’artista dà vita ad un’ intera generazione di Pinocchi: piccoli, grandi, giovani, vecchi, che hanno l’aura e l’energia del legno e che regalano un’enigmatica fascinazione a smemorarci in un mondo Altro, quasi rapiti da quel discreto sussurro che i Pinocchi sembrano svelare. Figlio di un maestro d’arte, l’artista coltiva l’amore per Pinocchio fin dalla sua infanzia, da quando il padre gli aveva regalato un Pinocchio in noce, che lui stesso aveva intagliato, tutto snodato e così grande da sembrare più un fratello che un giocattolo e che, seduto su una sedia a dondolo, partecipava alle storie e alla vita della famiglia. L’itinerario artistico di Ernesto Favaretti incomincia con lunghe passeggiate lungo il delta del Po, in un contatto profondo con la natura. Dalle spiagge libere del delta egli raccoglie camminando lungo le dune, tronchi sabbiati e argentee ramaglie, che hanno il vissuto delle acque e acquistano una risonanza interiore: assumono simboliche reminiscenze e tornano a vivere in mutate forme. Dai bianchi rami contorti, l’artista scolpisce i suoi pinocchi che hanno una doppia anima: quella del legno “...nato, vissuto e morto” e quella e dell’acqua. Essi conservano l’innocenza e lo stupore di Pinocchio, le velate malinconiche dei tramonti sul delta del Po e il ricordo del becco giallo dei gabbiani.. Illusorietà e sogno dialogano con questi Pinocchi, che sembrano blandire ogni affanno e quasi lenire le paure del grande scenario esistenziale. Annacaterina Barocco |
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